l’UE rimanda ogni decisione sul veto per i motori endotermici

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Rimandato il voto previsto per oggi in Consiglio europeo sullo stop ai motori endotermici.

A motivare la decisione l’annunciato “no” dell’Italia e i dubbi espressi dalla Germania, così la presidenza di turno svedese ha rimandato tutto di due giorni.

Il dibattito e il conseguente voto previsto per oggi sullo stop alla vendita delle auto a motore endotermico a partire dal 2035 è stato rinviato a venerdì. La decisione è stata presa dalla presidenza svedese a seguito dell’annunciato no dell’Italia e dei dubbi espressi alla vigilia del voto dalla Germania, pur avendo votato a favore della misura soltanto lo scorso novembre.

Ieri il ministro dell’Energia italiano Gilberto Pichetto Fratini era tornato sui suoi passi dichiarando: “l’Italia punta a una transizione economicamente sostenibile e socialmente equa e ritiene che la scelta dell’elettrico non debba rappresentare l’unica via per arrivare a zero emissioni. L’utilizzo di carburanti rinnovabili compatibili con i motori termici contribuirà a una riduzione delle emissioni senza richiedere inattuabili sacrifici economici ai cittadini”

Oltre all’annunciato voto negativo dell’Italia, ieri si è aggiunta anche la posizione della Germania, che ha posto il vincolo dell’allargamento ai cosiddetti carburanti ecologici, cioè prodotti utilizzando le emissioni di CO2 catturate dall’atmosfera. Il settore su cui alcune case automobilistiche tedesche hanno già effettuato investimenti ingenti.

Tale apertura consentirebbe ai motori a scoppio di rimanere in vita, ma solo se alimentati dai nuovi carburanti. All’interno del Consiglio UE una proposta passa solo se appoggiata da una maggioranza qualificata, cioè da 15 Paesi, oppure da un blocco di quattro Stati che rappresentino il 65% della popolazione complessiva dell’Unione. Quindi i dubbi di Italia, Germania, Polonia e Bulgaria hanno spinto la presidenza di turno svedese a rimandare il voto di due giorni, pur dando paradossalmente per buono il paradigma in cui si muovono i vertici dell’Unione, secondo cui le emissioni di CO2 sarebbero responsabili del cambiamento climatico e quindi andrebbero abbattute anche a costo di draconiane ricadute economiche su industrie e cittadini. È dunque la stessa Commissione a cadere in eclatanti contraddizioni.

Pochi giorni fa il commissario con delega ai Trasporti, Alina Ivanova, aveva dichiarato in conferenza stampa “la Commissione non ha preferenze a proposito di come i carburanti fossili vengono rimpiazzati, deve deciderlo il mercato”

Peccato che sia la stessa Commissione ad aver sbarrato la strada a qualsiasi alternativa ai motori elettrici. È probabile, a questo punto, che i due giorni di rinvio del voto servano solo a trovare un punto di convergenza sui nuovi carburanti e non a bloccare una decisione che produrrà una totale riconfigurazione degli assetti industriali europei. Una decisione di enorme impatto sulle tasche dei cittadini, ancora una volta basata su un dogmatismo scientifico che non ammette confronti né discussioni.

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