{"id":326,"date":"2022-08-10T17:11:53","date_gmt":"2022-08-10T17:11:53","guid":{"rendered":"https:\/\/movimento-sociale-eurasia.org\/?p=326"},"modified":"2022-08-15T16:30:49","modified_gmt":"2022-08-15T16:30:49","slug":"il-fascio-littorio-una-doverosa-disambiguazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/movimento-sociale-eurasia.org\/index.php\/2022\/08\/10\/il-fascio-littorio-una-doverosa-disambiguazione\/","title":{"rendered":"Il Fascio Littorio &#8211; Una doverosa disambiguazione"},"content":{"rendered":"\n<p>Sull\u2019origine del fascio, a Roma esistevano due diverse tradizioni, una lo riteneva autoctono, un\u2019altra lo ricollegava all\u2019Etruria; a conforto di tale tradizione vi sarebbe la scoperta fatta in una necropoli etrusca di una insegna antichissima di ferro formata da una bipenne infissa in un fascio di verghe, datata alla seconda met\u00e0 del VII secolo a.C. , facendone il pi\u00f9 antico fascio rinvenuto. Secondo Livio e Dionigi i capi della dodecapoli etrusca avrebbero avuto diritto a 12 fasci corrispondenti alle 12 citt\u00e0 federate; per\u00f2 i monumenti che rappresentano magistrati etruschi accompagnati da littori sono tutti di et\u00e0 romana e risalgono al massimo al III secolo a.C. A Roma il fascio sarebbe passato in et\u00e0 assai antica e forse \u00e8 da accettare la tradizione che ne fissa la venuta durante il periodo di influenza o dominazione etrusca sull\u2019Urbe (Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo). Esso \u00e8 certamente anteriore alla Repubblica perch\u00e9 le fonti lo considerano come attributo regio pas\u00adsato poi ai magistrati supremi repubblicani. Il fascio romano (fascis) quale \u00e8 riprodotto in una serie ricchissima di monumenti e quale lo descrivono le fonti, \u00e8 costituito da un certo numero variabile di verghe (virgae) di olmo o betulla e da una scure (securis) assicu\u00adrate a un bastone che ne costituisce il nucleo e ne forma l\u2019impugnatura. Esso \u00e8 alto da un metro a un metro e mezzo. Il numero e la grossezza delle verghe decresce dalla epoca repubblicana alla imperiale in cui esse perdono la loro funzione di strumento di giustizia. La legatura \u00e8 fatta con una correggia di cuoio rosso per mezzo di avvolgimenti orizzontali alternati da pas\u00adsaggi obliqui o incrociati; essa procede dal basso in alto lasciando in alto un cappio per appendere il fascio. La scure \u00e8 sempre collocata nella parte inferiore del fascio; il suo manico termina in un pomo a testa umana o di animale; la lama \u00e8 di forma varia, quasi sempre inguainata in una custodia di pelle che serve a conser\u00advarla e a proteggere il littore. I littori sono funzionari subalterni della categoria degli apparitores che rimanevano in carica a vita ed erano riuniti in corporazioni. Essi portavano sempre lo stesso genere di abito indossato dal magistrato; erano vestiti di toga a Roma e indossavano al campo il sagum rosso sopra la tunica. L\u2019etimologia della parola littore \u00e8 probabilmente da licere, cio\u00e8 citare, far comparire il reo dinanzi al magi\u00adstrato. Il fascio era poi usato come strumento di giustizia: le verghe servivano per le pene minori, la scure per la pena capitale. Originariamente il magistrato poteva esercitare la giustizia a discrezione; poi il suo potere fu limitato al territorio fuori della citt\u00e0 e solo allora i suoi fasci pote\u00advano portare la scure; i fasci con la scure potevano anche essere introdotti in citt\u00e0, in occasione del trionfo e quando occorreva punire un delitto di parricidio; in questo caso l\u2019esecuzione, affidata ai littori, aveva luogo nel Foro. Per i delitti privati il magistrato, e quindi i littori, non intervenivano. Oltre che strumento di giustizia il fascio era l\u2019insegna del magistrato che l\u2019amministrava e poi prese il signifi\u00adcato generico di insegna di potere. Accompagnando il magistrato i littori procedevano allineati tenendo il fascio sulla spalla sinistra e un bastone nella destra con cui allontanavano la folla; essi non abban\u00addonavano il magistrato in nessuna circostanza. Il fascio era adorno di alloro in occasione di vittorie e quando il magistrato era proclamato imperator; i fasci dell\u2019imperatore erano sempre laureati; il lauro \u00e8 per\u00f2 comune anche nei fasci dei magistrati inferiori. Nei funerali il fascio si portava rovesciato. Il littore, oltre che ministro di giustizia, era anche apportatore di libert\u00e0: quando uno schiavo era proclamato libero il littore del magistrato che presiedeva la cerimonia lo toccava con una speciale verghetta (vindicta o festuca) alla presenza del magistrato stesso e del padrone, pronunciando una formula rituale. Oltre a quelli dell\u2019imperatore e dei magistrati vi erano altre due categorie di littori: quelli curiatii che pare fossero di spettanza del pontefice massimo e che convoca\u00advano il popolo nei comizi e quelli dei vicomagistri che annunziavano le feste religiose da loro indette. Il numero dei fasci spettanti a ciascun magistrato era rigorosamente stabilito: sappiamo dalle fonti che il re ne aveva 24, il dittatore 24, i consoli 12, il pretore 6 (nella provincia ove esercitava la pretura). I promagistrati avevano lo stesso numero di fasci dei magistrati corrispondenti se il loro grado era per\u00f2 equivalente (p. es. gli ex\u2014pretori che fungevano da proconsoli non ne avevano 12 ma 6). L\u2019imperatore aveva 12 fasci con l\u2019attributo perenne dell\u2019alloro; Augusto e Domiziano ne ebbero anche 24. I magistrati municipali, gli augustales, i seviri avevano fasci pi\u00f9 piccoli e privi di scure. Dopo la caduta dell\u2019impero romano, il fascio sparisce, per risorgere, come tanti ricordi, col rifiorire degli studi umanistici, adorna figure simboliche dell\u2019autorit\u00e0 statale e delle virt\u00f9 pregiate dei magistrati; compare per\u00adfino negli stemmi gentilizi (card. Mazzarino). Nuova voga ebbe nella rivoluzione francese, che si professava emula dei valori della Res-publica romana, nonch\u00e9 negli stati italiani da essa sorti, ma era di forma ibrida e la scure divenne un\u2019alabarda nel mezzo delle verghe. Comparve poi talvolta nei fasti del nostro Risorgimento per indicare unit\u00e0 e libert\u00e0. Risorse come simbolo augusto nazionale quando Benito Mussolini lo adott\u00f2 per insegna del movimento da lui fondato.<\/p>\n\n\n\n<p>Emblema fondamentale della nuova \u201cera fascista\u201d inau\u00adgurata dalla marcia su Roma, il fascio litto\u00adrio fu il nucleo portante della capillare stra\u00adtegia simbolica di cui il regime fascista si serv\u00ec nella propria azione di nazionalizzazione del\u00adle masse e di sistematica penetrazione delle coscienze. Il termine \u00abfascio\u00bb, utilizza\u00adto da Mussolini gi\u00e0 nel 1915 per designare il suo raggruppamento interventista (Fasci di azione rivoluzionaria), venne ripreso dal\u00adl\u2019esperienza della sinistra post-risorgimen\u00adtale, per esprimere un tipo di raggruppamento spontaneo caratte\u00adrizzato da un\u2019\u00abunione di forze, pi\u00fa o meno omogenee, ma tenute fortemente insieme da vincoli ideali e disciplinari, in vista di fi\u00adni comuni da raggiungere\u00bb (B. Mussolini, \u00abFascismo\u00bb, in Enciclopedia Italiana, Roma 1932-X). Gi\u00e0 prima della fondazione del P.N.F., il sim\u00adbolo del fascio cominci\u00f2 a diffondersi rapi\u00addamente nell\u2019iconografia fascista assieme a numerosi altri riferimenti all\u2019esperienza del\u00adla romanit\u00e0. Ancora all\u2019inizio degli anni ven\u00adti, nell\u2019utilizzo fascista del fascio littorio con\u00adtinuavano a convivere strati di senso diret\u00adtamente riconducibili alla cultura del radi\u00adcalismo di sinistra, come la tendenziale va\u00adlenza antimonarchica evocata dallo stesso Mussolini nel discorso di Bologna del 3 mag\u00adgio 1921: \u00abIl nostro simbolo non \u00e8 lo scudo dei Savoia; \u00e8 il Fascio littorio, romano e an\u00adche, se non vi dispiace, repubblicano\u00bb. La successiva storia del simbolo coincide in gran parte con le vicende del processo totalitario attraverso cui il fascismo giunse a con\u00adquistare, con il monopolio del potere, \u00abil pie\u00adno controllo dell\u2019universo simbolico dello Stato\u00bb. Nel gennaio del 1923, a pochi mesi dall\u2019in\u00adsediamento del governo presieduto da Mus\u00adsolini, \u00abil fascio littorio, simbolo di Roma an\u00adtica e della nuova Italia\u00bb fece il suo esordio ufficiale sul retro delle monete da 1 e 2 lire, come \u00absegno imperituro dell\u2019avvento del fa\u00adscismo al potere\u00bb. L\u2019incarico di ricostruire l\u2019originaria versione romana dell\u2019emblema fu affidato a un archeologo di regime, il sena\u00adtore Giacomo Boni, che all\u2019\u00ab aspetto arbi\u00adtrario\u00bb e deformato assunto dal fascio litto\u00adrio nella simbologia rivoluzionaria e risorgi\u00admentale \u2013 con una scure o un\u2019alabarda, sor\u00admontata da un cappello frigio, in cima alle verghe \u2013 contrappose un modello raffigu\u00adrante un fascio di verghe con una scure col\u00adlocata lateralmente. In questa veste, con un decreto del 12 dicembre 1926 il fascio litto\u00adrio venne dichiarato emblema dello stato, a compimento della dinamica di progressiva fascistizzazione delle istituzioni dal quale era nato il nuovo regime. A partire da quel momento, il processo di capillare diffusione del simbolo del nuovo potere non conobbe limiti e confini: oltre che sulle monete e sui francobolli, gli italia\u00adni lo avrebbero rimirato sui documenti uffi\u00adciali, sugli edifici pubblici, sulle uniformi, sui libri, sui cartelloni pubblicitari e persino sui tombini. Per il fascismo al potere, l\u2019em\u00adblema del littorio assunse un significa\u00adto addirittura religioso come espressione del\u00adla tradizione sacra della romanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Tanto che, nella prima parte del documento cardine del pensiero politico fascista, ossia la DOTTRINA DEL FASCISMO, al punto numero XIII, viene espressamente affermato in modo lapidario quanto segue: Il Fascismo insomma non \u00e8 soltanto datore di leggi e fondatore d\u2019istituti, ma educatore e promotore di vita spirituale. Vuol rifare non le forme della vita umana, ma il contenuto, l\u2019uomo, il carattere, la fede. E a questo fine vuole disciplina, e autorit\u00e0 che scenda addentro negli spiriti, e vi domini incontrastata. La sua insegna perci\u00f2 \u00e8 il fascio littorio, simbolo dell\u2019unit\u00e0, della forza e della giustizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma purtroppo, nell\u2019era dell\u2019antifascismo pluto-massonico imperante, siamo costretti ad assistere, anche in questo caso, all\u2019ennesimo scempio della nostra memoria ed alla suprema delle beffe contro la nostra storia. Infatti, i \u201cgestori per conto terzi\u201d della repubblica antifascista Italy-ota, voluta dall\u2019invasore anglo-americano (tutt\u2019ora occupante incontrastato!) non hanno mancato di legiferare ad hoc per scoraggiare ed impedire l\u2019uso del Fascio Littorio da parte dei cittadini italiani e cos\u00ec compiacere servilmente i desiderata del padrone atlantico, ben sapendo che tale simbolo viene invece usurpato indegnamente proprio da chi ci vuole obbligare a cancellare in casa nostra la nostra stessa Civilt\u00e0, come mostra la presenza di due giganteschi Fasci Littori che spiccano vistosamente al Congresso degli Stati Uniti d\u2019America.<\/p>\n\n\n\n<p>Sebbene questo non sia l\u2019unico esempio in cui tale icona sia tutt\u2019ora utilizzata ufficialmente come emblema pubblico di rappresentanza nazionale. Dall\u2019Europa alle Americhe, all\u2019Africa, il Fascio littorio \u00e8 presente in tutti i continenti. Per ironia della sorte, anche la Repubblica francese, da sempre alfiere dell\u2019antifascismo di maniera, nel suo stemma \u00e8 anch\u2019essa rappresentata da un Fascio Littorio; Insomma, come disse \u201cQUALCUNO\u201d che sapeva bene quel che affermava, NEMO PROPHETA IN PATRIA SUA!  ed in questo caso, pi\u00f9 che forzatamente! Eppure, se c\u2019\u00e9 un simbolo diffuso a livello planetario, capace di rappresentare pienamente ed efficacemente il senso della Dottrina del Fascismo, piaccia o meno a lor signori antifascisti di tutte le risme, di tutti i colori e di tutte le latitudini, questo non \u00e8 lo svastica, tantomeno la croce celtica o la fiamma, n\u00e9 alcun altro utilizzato dai suoi avversari palesi o travestiti da amici, ma solamente ed esclusivamente il Fascio littorio, che fu, \u00e8, ed in tutti casi sar\u00e0 sempre il simbolo unico del Fascismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sull\u2019origine del fascio, a Roma esistevano due diverse tradizioni, una lo riteneva autoctono, un\u2019altra lo ricollegava all\u2019Etruria; a conforto di tale tradizione vi sarebbe la scoperta fatta in una necropoli etrusca di una insegna antichissima di ferro formata da una bipenne infissa in un fascio di verghe, datata alla seconda met\u00e0 del VII secolo a.C. 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