{"id":1492,"date":"2022-11-23T01:31:33","date_gmt":"2022-11-23T01:31:33","guid":{"rendered":"https:\/\/movimento-sociale-eurasia.org\/?p=1492"},"modified":"2022-11-23T01:32:48","modified_gmt":"2022-11-23T01:32:48","slug":"atlantisti-di-casa-nostra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/movimento-sociale-eurasia.org\/index.php\/2022\/11\/23\/atlantisti-di-casa-nostra\/","title":{"rendered":"ATLANTISTI DI CASA NOSTRA"},"content":{"rendered":"\n<p>Questi complessi e laceranti anni venti del duemila hanno marcato definitivamente la decadenza delle ideologie del Novecento portando ad affermarsi nuovi impianti ideologici figli dell&#8217;unico pensiero dominante: il consumismo capitalista occidentale. Oggi non si rintracciano pi\u00f9, nei dibattiti pubblici quotidiani, le etichette pi\u00f9 conosciute e pi\u00f9 usurate: comunista, socialista, popolare e post-fascista. Questa stagione della vita repubblicana ci ha fatto conoscere la deriva delle appartenenze vuote. Un esempio su tutti? Gli atlantisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse la mia, la nostra generazione (quella dei trentenni) ha sentito vagamente l&#8217;odore della cosiddetta &#8220;obbedienza atlantica&#8221; nei colossal americani e niente pi\u00f9: la raffigurazione dei russi &#8220;brutti, sporchi e cattivi&#8221; sconfitti dagli americani belli, forti e giusti. E noi europei? I vassalli o, peggio ancora, vassallini ai margini della narrazione. La maledetta guerra in Ucraina ha riproposto questa schema binario e ha riportato la classe dirigente europea e nostrana a dividersi rispetto al tasso di fedelt\u00e0 agli Stati Uniti d&#8217;America.<\/p>\n\n\n\n<p>Se il termine &#8220;fede&#8221; non l&#8217;ho mai apprezzato (e quindi fatto mio) per la dimensione politica e civile ora molti leader di partito si forgiano pubblicamente della loro fede atlantista. Quasi quasi arrivano a definire l&#8217;identit\u00e0 della loro comunit\u00e0 non attraverso una minuziosa elencazione di ideali figli delle radici &#8220;militanti&#8221; ma la capacit\u00e0 di essere riconosciuti come leali interlocutori dall&#8217;amministrazione americana di turno.<\/p>\n\n\n\n<p>La sinistra ha abbandonato il servilismo sovietico per questa cosiddetta fede atlantista (il percorso cominci\u00f2 da lontano con la prima scelta di rottura sugli euromissili da parte di Enrico Berlinguer) e recentemente (forse per esigenze di credibilit\u00e0 governativa nel cosiddetto mondo occidentale) anche la destra ha sfumato la narrazione identitaria nazionalista e patriottica (di sostanza, non di facciata) per sposare l&#8217;obbedienza d&#8217;oltreoceano.<\/p>\n\n\n\n<p>In Italia se sei atlantista sei nel giusto e non ricevi critiche, se muovi riserve sulla politica estera occidentale e statunitense vieni emarginato al pari di un disobbediente qualunque. In questo senso la guerra in corso sul territorio ucraino \u00e8 stato uno spartiacque decisivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Giorgia Meloni ha mostrato anche qui la linea comunicativa adottata sin dal periodo di opposizione parlamentare al governo Draghi: sulla politica estera ed economica mostrare il sorriso nuovo della continuit\u00e0 rispetto alle direttrici europee ed americane. Nessuna volont\u00e0 di smarcarsi, nemmeno nella forma se non nella sostanza. Una patriota, come lei s autodefinisce, dovrebbe sapere che siamo l&#8217;Italia di Sigonella, di Pratica di mare e, prima ancora, della dottrina &#8220;Mattei&#8221; per l&#8217;Africa.<\/p>\n\n\n\n<p>La nascita del primo governo di destra italiano apre un interrogativo decisivo per tutti: essere atlantisti o essere italiani? Scegliere di continuare nel solco della politica estera della cosiddetta &#8220;terza via&#8221; italiana o proseguire nella svolta draghiana dell&#8217;obbedienza filoatlantista? Noi abbiamo scelto di essere patrioti, dissidenti rispetto alla dottrina atlantista e quindi &#8220;mediterranei&#8221;, Giorgia (per ora) ha optato per l&#8217;Atlantico lasciando il mediterraneo (ancora una volta) abbandonato a se stesso.<\/p>\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questi complessi e laceranti anni venti del duemila hanno marcato definitivamente la decadenza delle ideologie del Novecento portando ad affermarsi nuovi impianti ideologici figli dell&#8217;unico pensiero dominante: il consumismo capitalista occidentale. Oggi non si rintracciano pi\u00f9, nei dibattiti pubblici quotidiani, le etichette pi\u00f9 conosciute e pi\u00f9 usurate: comunista, socialista, popolare e post-fascista. 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